lunedì 27 aprile 2020

Con le comunità energetiche si avvia la rivoluzione green

Energy sharing, comunità energetiche rinnovabili ed autoconsumo

Nei giorni scorsi il documento di consultazione 112/2020/R/eel pubblicato da ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) ha illustrato il modello regolatorio proposto per l’applicazione agli autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente e alle comunità di energia rinnovabile.

L'energy sharing è un tema estremamente attuale che ha il potenziale di avviare quella che Jeremy Rifkin ha definito come la “terza rivoluzione industriale”: l’opportunità per cittadini, enti ed imprese di un territorio di produrre ed utilizzare in maniera condivisa l’energia pulita di cui hanno bisogno.

Superando il vecchio regime energetico centralizzato e gerarchico si crea una nuova impostazione distribuita e collaborativa, per un futuro più equo e sostenibile.

Ma cosa sono le comunità energetiche?

Da alcuni anni in Italia sono state avviate le prime esperienze di condivisione di impianti per la produzione di energia: iniziative che vedono la partecipazione dei cittadini allo sviluppo di impianti di energia rinnovabile o interventi di efficientamento energetico, finanziandoli collettivamente e godendo dei ritorni economici a essi legati. Tuttavia finora l'energy sharing non è ancora stato regolato in modo da poter essere realizzato pienamente, mancando la possibilità normativa di condividere fisicamente l’energia prodotta localmente.

Questa nuova opportunità è prevista dalla Direttiva Rinnovabili n. 2018/2001, che sostiene la formazione di comunità energetiche e di sistemi di autoconsumo da fonti green, per incrementare e rendere più efficienti le installazioni di impianti a fonte rinnovabile. La Direttiva Rinnovabili, che deve essere recepita entro il 2021, pone alla base delle comunità di energia rinnovabile una serie di princìpi decisamente innovativi:

  • la condivisione fra i membri della comunità dell’energia prodotta e istantaneamente consumata;
  • la vicinanza fra produzione e consumo come principio di carattere sostanziale;
  • la caratterizzazione di strumento aperto cui possano aderire tutti i cittadini, gli enti locali e le piccole medie imprese del territorio.

La normativa italiana sulle comunità energetiche

Il nuovo PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) varato dal governo ad inizio 2020 cita le comunità energetiche, l’autoconsumo collettivo e i piccoli impianti come strumenti per incrementare la “rinnovabilità” dei consumi energetici in settori strategici come quello residenziale, demandando al governo il compito di regolare la possibilità per cittadini, imprese ed enti pubblici di associarsi per divenire autoconsumatori di energia rinnovabile.

Col decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a febbraio 2020, si dà finalmente avvio ad autoconsumo collettivo e comunità energetiche: condomini, famiglie e imprese possono - in una prima fase sperimentale che si concluderà il 30 giugno 2021 - autoprodurre e autoconsumare collettivamente l’energia prodotta da impianti rinnovabili di potenza complessiva inferiore ai 200 kWp, utilizzando la linea di distribuzione elettrica esistente.

I vantaggi delle comunità energetiche

Conseguenza principale del fatto che l’energia prodotta dalle comunità energetiche non debba essere veicolata nelle grandi reti di distribuzione e trasmissione, ma venga autoconsumata nelle immediate vicinanze dell’impianto, è la diminuzione dei costi di gestione di rete, oggi addebitati in bolletta agli utenti.

La produzione di energia rinnovabile della comunità è condivisa in una rete virtuale locale regolata con contratti di diritto privato, da cui gli utenti attingono ottimizzando l’autoconsumo, minimizzando così gli scambi sulla rete elettrica nazionale.

Lo scambio di energia rinnovabile tra utenze situate nella medesima rete di distribuzione  - detto anche energy sharing - avrà effetti positivi sull'autoconsumo istantaneo di energia e sarà d’impulso alla realizzazione di sistemi integrati ed efficienti di accumulo e mobilità elettrica, a tutto vantaggio della stabilità del sistema.

Il ruolo dei cittadini: da utenti a prosumer

I cittadini avranno un ruolo attivo nella produzione di energia, ottimizzando produzione e consumi: si trasformeranno insomma in ‘prosumer’ che godranno di tariffe più basse ed una crescente autonomia, limiteranno gli sprechi per la rete di distribuzione e contribuiranno ad abbattere le emissioni nocive. Le famiglie che risiedono in abitazioni plurifamiliari potranno attingere all'elettricità prodotta da impianti condominiali; allo stesso modo gli imprenditori situati una stessa area potranno investire congiuntamente in un impianto fotovoltaico e condividere l’energia prodotta consumandola direttamente, immettendola nella rete oppure stoccandola in sistemi di accumulo.

Crowdfunding e crescita di settore

Il crowdfunding può diventare uno strumento di finanziamento importante in grado di supportare lo sviluppo delle comunità energetiche, proprio per le sue potenzialità di agevolare la democratizzazione degli investimenti nel settore energetico, offrendo la possibilità a tutti i cittadini di partecipare anche con importi limitati e trarne benefici economici.

Tutto ciò porterà quindi ad una crescita del settore delle energie rinnovabili con stime di utili per oltre 5 miliardi di euro all'anno e la creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro. Si pensi soltanto che secondo il report Energy@Home stilato da Elemens, in Italia i condomini potenzialmente interessati all'installazione di impianti fotovoltaici per comunità energetiche sono 2,6 milioni, con circa 29 GW di potenza fotovoltaica potenzialmente installabile e 6-9 GW installazioni fotovoltaiche per autoconsumo entro il 2025.

Quali incentivi per le comunità energetiche?

La norma prevede strumenti di incentivazione necessari per la realizzazione della configurazione di autoconsumo multiplo, che però non saranno abbinabili agli incentivi previsti di scambio sul posto; gli impianti realizzati dalle comunità energetiche non saranno inoltre ammessi agli incentivi previsti dal decreto FER1.

Rimangono invece le detrazioni fiscali in favore degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il Ministero dello Sviluppo individuerà una nuova forma di incentivazione ad autoproduzione e sistemi di accumulo il cui valore verrà definito da Arera.
Ad Arera è demandata inoltre, secondo il decreto Milleproroghe, l’individuazione del valore di tutte le componenti tariffarie disciplinate in via regolata, nonché quelle connesse al costo della materia prima energia, che non risultano tecnicamente applicabili all’energia condivisa, in quanto energia istantaneamente autoconsumata sulla stessa porzione di rete di bassa tensione e, per tale ragione, equiparabile all'autoconsumo fisico in situ.

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